Condividere i bisogni per condividere il senso della vita
La Colletta Alimentare e l’architettura della cura all’Istituto “Vincenzo Moretti”
Qual è la vera distanza che ci separa dal bisogno degli altri? Spesso ci commuoviamo davanti a crisi lontane, raccontate attraverso uno schermo, mentre rischiamo di non riconoscere le fragilità presenti a pochi passi da noi. Anche a Roseto degli Abruzzi la povertà alimentare non è un’astrazione statistica: riguarda persone e famiglie che appartengono alla stessa comunità nella quale viviamo.
È da questa consapevolezza che nasce l’adesione dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Vincenzo Moretti” alla Colletta Alimentare. Da diversi anni l’iniziativa rappresenta un appuntamento atteso e significativo nel percorso educativo degli studenti. Non si tratta di un semplice adempimento inserito nel Piano dell’Offerta Formativa, ma di un’esperienza attraverso la quale la scuola prova a ricucire la distanza tra “noi” e “gli altri”, trasformandosi in un laboratorio nel quale i valori non vengono soltanto dichiarati o studiati, ma vissuti concretamente.
La solidarietà, infatti, non è soltanto un principio da conoscere: è una competenza che si acquisisce praticandola. Un pacco di pasta, una bottiglia d’olio o una confezione di riso possono sembrare oggetti ordinari; quando vengono donati, però, diventano segni tangibili di attenzione e responsabilità. Anche dieci chilogrammi di pasta possono concorrere alla costruzione di una vera e propria architettura della cura, nella quale ogni gesto individuale sostiene e completa quello degli altri.
Nell’anno scolastico 2025/2026 il progetto ha coinvolto tutte le classi dell’Istituto, insieme ai docenti, al personale ATA e alle famiglie. Dopo la presentazione dell’iniziativa, nelle aule sono stati predisposti appositi spazi per raccogliere alimenti non deperibili destinati alle persone in difficoltà. Latte a lunga conservazione, pasta, riso, olio, biscotti, legumi, omogeneizzati e succhi di frutta hanno progressivamente riempito scatole e angoli delle classi, trasformando la quotidianità della scuola in un esercizio collettivo di generosità.
Particolarmente importante è stato il contributo dei rappresentanti di classe. Promuovendo la partecipazione dei compagni, raccogliendo i prodotti e ordinandoli con cura, gli studenti non hanno svolto soltanto un compito organizzativo. Sono diventati gli “architetti” di un ponte verso persone che spesso rimangono invisibili. Persino il rumore del nastro adesivo utilizzato per chiudere gli scatoloni ha assunto un significato educativo: quello di una scuola capace di lasciare i manuali per entrare nella realtà.
Il percorso è stato arricchito dall’intervento del professor Gianpaolo Massetti, referente locale del Banco Alimentare. Il suo contributo ha permesso agli studenti di guardare oltre il momento della donazione e di conoscere il funzionamento della rete solidale presente sul territorio. I ragazzi hanno potuto comprendere come gli alimenti vengano raccolti, ordinati, conservati e infine distribuiti alle persone e alle famiglie che ne hanno bisogno.
Il gesto individuale è stato così inserito in un sistema più ampio. Donare un pacco di riso costituisce soltanto l’inizio di un percorso che richiede volontari, strutture, organizzazione e una conoscenza concreta delle necessità locali. La lotta alla povertà alimentare non ha bisogno soltanto di generosità, ma anche di continuità, collaborazione e capacità di trasformare le buone intenzioni in un aiuto realmente efficace.
Al termine della raccolta, gli scatoloni sono stati affidati ai volontari del Banco Alimentare per la successiva distribuzione. L’ampia risposta della comunità scolastica ha confermato la sensibilità e la disponibilità dell’Istituto. Il coinvolgimento di studenti, insegnanti, personale e famiglie ha superato le aspettative iniziali, mostrando come un progetto condiviso possa mettere in movimento energie che spesso rimangono nascoste.
Il risultato più importante, tuttavia, non può essere misurato soltanto in chilogrammi o nel numero degli alimenti raccolti. Il vero successo risiede nella gratuità del gesto e nella capacità di agire senza attendersi qualcosa in cambio. Attraverso la Colletta gli studenti sono stati invitati a osservare con maggiore consapevolezza la realtà circostante, a riconoscere i bisogni degli altri e a comprendere che anche un contributo apparentemente modesto, quando si unisce a quello di molti, può produrre un cambiamento concreto.
La Colletta Alimentare diventa così un’autentica esperienza di cittadinanza attiva. La scuola realizza il proprio compito più alto quando non si limita a trasmettere conoscenze e a formare futuri diplomati, ma contribuisce alla crescita di cittadini responsabili, capaci di empatia e attenti al bene comune. In questa prospettiva, la solidarietà non rappresenta una parentesi occasionale di bontà, ma un modo di abitare la scuola e il territorio.
La partecipazione pluriennale dell’Istituto “Vincenzo Moretti” testimonia la volontà di dare continuità a un’educazione fondata sulla condivisione, sulla gratuità e sulla cura della persona. Anno dopo anno, prodotti semplici e quotidiani diventano messaggi di vicinanza; scatoloni e incontri si trasformano in occasioni di crescita; la prossimità prevale sulla distanza e sull’indifferenza.
“Condividere i bisogni per condividere il senso della vita” non è dunque soltanto il titolo del progetto, ma l’orizzonte educativo di un’esperienza capace di unire studenti, docenti, personale scolastico, famiglie e volontari. È dall’incontro, dalla responsabilità e dal contributo di ciascuno che può nascere una comunità nella quale nessuno venga lasciato solo. Ed è proprio da un gesto semplice, come donare un pacco di pasta, che può cominciare una piccola ma autentica rivoluzione della cura.
